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Immagine Lo scorso mercoledì 29 gennaio, da Pompei 1848 si è tenuto il primo appuntamento di Book Talk, Conversazioni in lingua da Pompei 1848, a Macerata. L’affluenza non è stata molta, ma l’atmosfera è stata piacevolissima e rilassante.

In particolare, uno dei partecipanti mi ha fatto notare che non è chiarissimo di cosa si tratti. Si deve parlare per forza? Si può anche ascoltare? La parola ‘advanced’ un po’ intimidisce. Non si deve parlare per forza, nessuno viene giudicato/a, non è un’esame o un test, è semplicemente un incontro per parlare di un libro, libro che viene presentato e da cui si traggono spunti per chiaccheirare masticando un po’ di inglese.

Cosa desumere da questo primo incontro? Che l’idea funziona e che una volta rotto il ghiaccio ci si diverte, si scherza e si riflette anche su tematiche importanti. L’inglese non è più quella serie di regolette che ti devi ricordare (‘s’ alla terza persona, verbi irregoalri, word order nelle domande ecc.), ma diviene un compagno di viaggio che ci prende per mano e ci conduce per i meandri di storie emozionanti.

Con Mrs Dalloway di Virginia Woolf ci siamo immersi nella Londra degli anni Venti, abbiamo passeggiato con lei per Regent’s Park e sondato i suoi pensieri e quelli di altri personaggi, leggendo qualche frase:

– “Mrs Dallowy said she would buy the flowers herself”.

– “There remained only the window, the large Bloomsbury lodging-house window; the tiresome, the troublesome, and rather melodramatic business of opening the window and throwing himself out. It was their idea of tragedy, not his or Rezia’s (for she was with him). Holmes and Bradshaw liked that sort of thing. (He sat on the sill.) But he would wait till the very last moment. He did not want to die. Life was good. The sun hot. Only human beings? Coming down the staircase opposite an old man stopped and stared at him. Holmes was at the door. “I’ll give it you!” he cried, and flung himslef vigorously, violently down onto Mrs Filmer’s area railings”.

La seconda citazione, in particolare, riguarda l’altro protagonista del romanzo, il giovane veterano di guerra Septimus Warren Smith (nella foto l’attore Rupert Graves nel ruolo di Septimus in una scena del film tratto dal libro) nell’atto di gettarsi dalla finehttps://i2.wp.com/cineplex.media.baselineresearch.com/images/261326/261326_full.jpgstra. Un personaggio fondamentale nel libro che punta il dito contro il senso stesso della guerra, come anche contro la ‘rest cure’ (cura da riposo), un tipo di cura in voga in Inghilterra e Stati Uniti fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nata per curare le malattie nervose. Essa prevedeva il riposo assoluto (senza poter né leggere né scrivere né cucire, nulla) in totale isolamento dal proprio ambiente. Un tipo di cura che fu prescritto a Woolf stessa. Woolf che purtroppo più di un decennio dopo la pubblicazione di questo libro, nel 1941, si suicidò. E allora le parole di Septimus “He did not want to die” risuonano ancora più intensamente nelle nostre menti.

La chiacchierata è proseguita con alcune informazioni linguistiche:

– sulla parola ‘queer’ che ricorre insistentemente nel romanzo e che al tempo di Woolf significava ‘strano/a’, ma oggi ha una valenza molto più stratificata, che fa riferimento ai movimenti LGBT. Infatti fino agli anni Ottanta questo termine veniva usato come insulto contro gli omosessuali. Nel 1990 la studiosa Teresa De Lauretis lo utilizza per scardinare questo significato e formulare le basi di una visione della relatà e di un modus vivendi che non si allinei ai dettami del sistema. Si parla allora di ‘identità queer’ e di ‘queer theory’.

– su due espressioni idiomatiche: ‘not to care a straw’, ‘non importare un fico secco’, e ‘put things behind one’s back’, che ricalca il detto italiano ‘buttare alle spalle qualcosa’. A questo porposito una partecipante ha suggerito un’altra espressione, carinissima e utile, ‘not my cup of tea’, ‘non fa per me’, arricchendo quindi il bagaglio che stavamo formulando insieme.

Ringrazio di nuovo le persone che sono venute e vi aspetto mercoledì 5 febbraio con 1984 di George Orwell, un testo completamente diverso, un testo visionario e alquanto significativo per il mondo e il modo in cui stiamo vivendo oggi!

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