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indexUno degli aspetti più interessanti dei libri di science fiction è quello di dare vita a mondi alternativi e di fornire quadri visionari di dimensioni che però hanno ricadute sulla realtà ‘reale’. Definire 1984 [Nineteen Eighty-Four] di George Orwell un libro di science fiction potrebbe risultare riduttivo (ma dipende anche dall’idea che uno/a ha di questo genere), esso è anche un romanzo politico contro i regimi totalitari e la sua forza premonitrice è entrata a far parte della cultura occidentale. Tanto che uno dei reality più celebri, il Grande Fratello, è ispirato proprio alla maniacale sorveglianza descritta nel libro.

Il protagonista è Winston Smith, il cui lavoro consiste nel manipolare, a seconda delle richieste del Partito, le notizie di eventi esistiti e non esistiti. Il mondo in cui vive è un mondo in cui si è costantemente sorvegliati e il cui leader quasi divinizzato si chiama Grande Fratello [Big Brother]. Un mondo dove il passato è stato talmente alterato che la popolazione vive senza memoria storica. Ecco che quindi l’atto forse più radicale e rivoluzionario è quello di tenere un diario e di scrivere con una penna ‘arcaica’ che egli intinge nell’inchiostro: “to mark the paper was the decisive act”. E scrivere dà a Winston un senso dei ricordi e della memoria più consistente e chiara che l’oralità e il dettare le notizie alterate (egli infatti non scrive al lavoro) non dà. Il rincorrere il senso del passato sarà l’ossessione di Winston, che prova a parlarne con un anziano incontrato nei quartieri vecchi, dove vive il prolet (proletariato) e brinderà al passato assieme a Julia, la donna di cui si innamora e ad O’Brien, membro del Partito e parte di un movimento di cospirazione atto a sovvertire le sorti del Partito stesso (almeno in apparenza).

Quello che è straordinario di questo romanzo è la capacità di Orwell di creare un mondo opprimente e plausibile. I tre slogan del Partito risuonano, per esempio, particolarmente attuali oggi: WAR IS PEACE, FREEDOM IS SLAVERY, IGNORANCE IS STRENGTH. La lingua ufficiosa è l’inglese ma quella ufficiale è il Newspeak, la Neolingua, che consiste in una continua distruzione di termini e fornisce particolarmente bene l’idea asfissiante di ridurre sempre di più la propria capacità di immaginazione: “It’s a beautiful thing, the destruction of words”.

Uno dei termini chiave del libro è ‘vaporisation’, vaporizzazione, ossia annullamento di una persona che diviene una ‘unperson’, una non persona, dato che non si tratta solo di far sparire il corpo, di uccidere la persona in questione, ma di cancellare anche il suo ricordo, la presenza della sua esistenza. Così accade per un conoscente-amico di Winston, Syme, filologo specializzato nella Neolingua che però è troppo intelligente, troppo arguto per restare in circolazione e un bel giorno viene vaporizzato, scomparendo così senza lasciare traccia.

La storia, suddivisa in tre grandi parti, non lascia molte speranze di cambiamento, “we are the dead,” ripete più di una volta Winston, ma proprio per questo porta lettore e lettrice a riflettere sull’importanza di avere una coscienza critica che si sappia misurare e adattare di volta in volta alle sfide che i poteri forti continuamente lanciano alla società civile.

1984 è divenuto ormai una pietra miliare della letteratura novecentesca ed ha influenzato cinema, letteratura, fumetti, arte e videogiochi.

1984 è il secondo libro del Book Talk da Pompei 1848, Macerata. Si veda qui.

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