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1140698Chi è Elizabeth von Arnim? E quando è vissuta? Queste sono le domande a cui abbiamo risposto all’inizio del secondo incontro del Book Talk Flower Power! Von Arnim, il cui vero nome era Mary Annette Beauchamp, è una scrittrice inglese che visse fra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Nel 1891 sposò il conte tedesco Henning August von Arnim-Schlagenthin e visse con lui a Berlino e successivamente nella sua residenza in campagna. È stata una scrittrice prolifica con una ventina di romanzi al suo attivo.

Elizabeth and Her German Garden è stato pubblicato nel 1898 ed è semiautobiografico. Potremmo forse suddividerlo in due parti, dove la prima è dedicata alla descrizione del giardino nei mesi primaverili ed estivi, mentre la seconda alla sua vita in casa in famiglia durante i mesi invernali. La prosa di von Arnim è100_3139 scorrevole e piena di ironia. Basti pensare che il marito della protagonista Elizabeth viene chiamato “The Man of Wrath” [l’uomo della collera] e le sue tre figlie vengono nominate con il mese in cui sono nate, “the April baby”, “the June baby”, “the May baby”.

Elizabeth passa più tempo in giardino che in casa, ama pensare a dove poter piantare certe piante e aspetta con trepidazione che i suoi fiori (le rose soprattutto) spuntino. Il giardino per lei rappresenta uno spazio di libertà, perché non deve pensare alla servitù o alla casa o alle figlie e tutti i doveri di una donna come lei.

A conferma di questo, von Arnim presenta uno spaccato significativo della vita della protagonista nella seconda parte del romanzo. Siamo nei mesi invernali e, nel periodo natalizio, Elizabeth si ritrova ad ospitare due donne della cui compagnia farebbe volentieri a meno, una è Irais, una sua giovane conoscente e l’altra è Minora, una studente inglese in Germania. Anche in questo caso abbiamo diversi passaggi ironici con Minora inenta a prendere appunti per un libro che intende scrivere sulla sua epserienza in Germania.

100_3136La conversazione si è svolta in un’atmosfera piacevole riscaldata da un buonissimo tè e da deliziosi biscotti. Una nota particolare l’ha riservata l’aggettivo ‘odd’ [strano] che abbiamo utilizzato per descrivere la protagonissta del romanzo. Una delle partecipanti, una professoressa di matematica, ci ha fatto notare che Pitagora considera gli ‘odd numbers’ [i numeri dispari] come perfetti al contrario degli ‘even numbers’ [numeri pari], mentre l’aggettivo ‘odd’ di per sé non è eguaglaibile al termine ‘perfetto’. Sintomo che la lingua è una ‘creatura’ viva piena di sfumature.

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