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Come ho già accennato nell’articolo su Pride and Prejudice, non mi è stato possibile aggiornare il blog fino a qBelovedNoveluesto momento. Eccomi dunque a parlare di Beloved (1987) del Premio Nobel Toni Morrison, che ha rappresentato l’ultimo appuntamento di Literature for you, una serie di conversazioni ispirate a testi letterari presso la Victoria Company di Jesi (An). Il progetto è ancora in fase di sperimentazione e con Beloved non vi è stato un buon riscontro, pena forse il fatto che l’autrice non sia conosciutssima nonostante il libro sia ormai un classico contemporaneo. Peccato, perché è uno dei romanzi più belli e potenti mai scritti, un vero manifesto su cosa significa vivere, sopravvivere e fare i conti con le proprie scelte.

Se infatti con Hamlet ci eravamo confrontati con il fantasma del padre di Amleto la cui rivelazione sul tradimento del fratello e della moglie innesca le dinamiche che porteranno alle conseguenze tragiche della storia, con il libro di Morrison abbiamo un altro tipo di fantasma, quello di Beloved appunto, la bambina di Sethe, morta tragicamente che ad un certo punto si reincarna nella figura di una giovane donna. Fuggita incinta dalla piantagione dove viveva da schiava, Sethe aveva messo in salvo i figli che già aveva, fra cui Beloved che aveva solo due anni. Il racconto della sua fuga è struggente e costellato di perle letterarie, come quella della ragazzina bianca che le salva la vita e l’aiuta a partorire Denver l’altra sua figlia o quella delle cicatrici che Sethe porta sulla schiena che vengono associate ad un albero, “whitegirl. That’s what she called it. I’ve never seen it and never will. But that’s waht she said it looked like. A chokecherry tree. Trunk, branches, and even leaves. Tiny little chokecherry leaves. But that was eighteen years ago. Could have cherries too now for all I know”.

Anche la reincarnazione di Beloved è un capolavoro, con il suo corpo vestito di tutto punto che fuoriesce dall’acqua di un fiume come se stesse riemergendo dagli abissi, “a fully dressed woman walked out of the water. She barely gained the dry bank of the stream before she sat down and leaned against a mulberry tree”. La sua presenza cambierà la vita di Sethe, di Denver e di Paul D, altro schiavo della piantagione dove viveva Sethe che inizia una relazione con lei. Quando poi verrà rivelata la verità, cioè che è stata Sethe ad uccidere Beloved per evitare che fosse presa prigioniera dai padroni dai quali lei era fuggita, la storia assumerà contorni ancora più intensi e forti, con Paul D che lascia Sethe e Sethe che, assecondando Beloved, smette di pensare a se stessBeloved_(1999)a e a Denver. Alla fine però, grazie al coraggio di Denver, Beloved sparirà dalla loro vita, Paul D tornerà e la comunità, che si era allontanata, li accoglierà di nuovo fra di loro.

La tematica di Beloved è molto forte e dai risvolti politici, razziali e discriminatori, oltre che profondamente umani. Uno dei termini e concetti che ricorrono nel testo è ‘rememory’, ossia ‘remembering memory’, un atto che coinvolge Sethe in più di un’occasione e che ha a che fare con il processo del ricordare e l’esperienza traumatica dell’assassinio della figlia, “I used to think it was my rememory. You know. Some things you forget. Other things you never do”.

Nel 1998 Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti) ha diretto un adattamento cinematografico del libro, con Oprah Winfrey nel ruolo di Sethe.

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